I PROTAGONISTI
“È proprio adesso che bisogna martellare il doppio”: il freno di Barilari all’euforia della Ternana
L’euforia attorno alla Ternana, rinvigorita dal secco 3-0 inflitto al Seravezza Pozzi, avrebbe tutte le carte in regola per innescare facili voli pindarici. Eppure, proprio nel momento in cui l’ambiente rischia di scambiare un momento favorevole per un traguardo acquisito,Mister Barilari aziona con lucidità il freno d’emergenza: guai ad abbassare la guardia, è esattamente adesso che occorre martellare il doppio per tenere la concentrazione inchiodata al suolo prima delle prossime, insidiose trasferte.
Dietro il richiamo all’ordine dell’allenatore rossoverde non c’è pretattica, ma un solido principio di realtà: l’ambizione di segnare sempre un gol in più dell’avversario appartiene all’accademia e alla filosofia; nella verità del campo, invece, sono sempre le difese ermetiche a vincere i campionati.
La retroguardia blindata – retta dall’aggressività dei braccetti Bonacchi e De Marino e dal presidio centrale di Danese – si conferma la vera piattaforma di lancio di un gruppo che, pur ruotando otto interpreti e rinunciando a fari come Saber e Falletti, sa che la gloria stagionale si costruisce anzitutto non subendo gol.
Ternana-Seravezza Pozzi 3-0: l’analisi tattica e la filosofia di Mister Barilari
Primo tempo bloccato: ha temuto di non addomesticare la partita?
Questa è la classica gara in cui l’avversario cerca di parare i tuoi colpi. Sapevamo che il Seravezza palleggiasse bene: l’assetto inedito a tre, senza Rinaldini, serviva a restare dentro il match il più a lungo possibile. Nei primi quarantacinque minuti ci sono riusciti.
Quanto ha inciso il vento contrario sulla manovra?
Molto, a folate ha reso le traiettorie imprevedibili. Ci abbiamo messo del nostro, sbagliando scelte e precisione negli ultimi metri. In partite così la palla inattiva sposta gli equilibri: purtroppo sono proprio quegli episodi a determinare i risultati.
Cosa ha cambiato l’inerzia nell’intervallo?
Ci siamo parlati: sapevamo che loro non avrebbero retto quell’intensità per novanta minuti. Nella ripresa la qualità è emersa con i subentrati. A me piacerebbe dire che faccio un gol più dell’avversario, ma è filosofia: nella realtà le difese vincono i campionati.
La tenuta della linea difensiva: l’aggressività dei braccetti e la marcatura
La fase difensiva è apparsa impeccabile. Che segnale è?
È stato in assoluto l’aspetto migliore della giornata. Quando difendi a tre devi avere il coraggio di rompere la linea sulla metà campo e aggredire l’avversario in avanti con i tempi corretti e ferocia agonistica.
Come giudica la prova dei braccetti Bonacchi e De Marino?
Hanno fatto benissimo: propositivi con il pallone e aggressivi senza. De Marino ci sta abituando a prove di alto livello; è uscito solo per un fastidio al letto cicatriziale che non volevamo rischiare.
E il duello fisico sostenuto da Danese al centro?
Gara eccellente. Aveva un compito diverso rispetto ai braccetti: non doveva rompere la linea, ma disinnescare un cliente scomodo come Compaore nel corpo a corpo centrale. Essere così solidi dietro è la base di tutto.
Il sacrificio dei quinti e il turnover: la gestione della rosa e i cambi chiave
Da Ballabile e Costanzo si aspettava più spinta o copertura?
Volevo stessero alti per dare ampiezza, ma il Seravezza ci ha diviso bene il campo. Ballabile e Costanzo sono stati bravi a sacrificarsi in fase difensiva. Dobbiamo sfatare il mito che i quinti debbano solo offendere: serviva equilibrio tattico e lo hanno garantito.
Otto cambi rispetto a Prato, fuori Saber e Falletti: come si conserva l’identità?
Con l’intelligenza del gruppo. In due settimane non abbiamo fatto due allenamenti veri di fila. Nello spogliatoio chi non giocava ha ricordato subito scalate e princìpi. La rosa profonda conta, ma la testa conta di più.
Che valore ha la risposta di Di Gaetani, mandato in tribuna?
Si era allenato benissimo in settimana. Quando gliel’ho detto non ha fatto una piega: sa che qui si può passare da titolari alla tribuna senza drammi. La vera forza è avere ragazzi del 2008 con questa mentalità.
L’impatto della panchina: quanto ha pesato Meola?
La Coppa Italia ci ha dato autostima. Biondini è entrato con la bava alla bocca, Meola ha cambiato l’inerzia del match segnando un gran gol. Chi subentra deve fare esattamente questo.
Nel finale il sigillo di Scappini: come sta l’attaccante?
Volevamo regalare la standing ovation a Pettinari per il lavoro enorme svolto. Scappini è un professionista esemplare: ha sentito un pizzico muscolare prima dell’azione del 2-0, è rimasto in campo e ha fatto il 3-0 sul primo palo. Valuteremo con un’ecografia.
L’euforia da frenare e le prossime trasferte: la gestione mentale del gruppo
Cinque successi consecutivi: l’entusiasmo può diventare un tranello?
L’entusiasmo è un’arma a doppio taglio se si abbassa la guardia. È proprio adesso, quando le cose vanno per il verso giusto, che bisogna martellare il doppio. Ogni singola partita nasconde insidie.
Cosa attende la squadra alla ripresa?
Domani riposo meritato, poi si torna a spingere. Finalmente avremo una settimana tipo per lavorare con ritmi diversi e preparare due trasferte difficilissime, dove servirà mantenere intatta la stessa fame.
