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EDITORIALE

Ci risiamo, l’ennesima estate costellata da incertezze e potenziali rischi!

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C’è una scena ne “Il giorno della marmotta” in cui il protagonista si sveglia ogni mattina rivivendo sempre lo stesso giorno, identico, immutabile, estenuante. Un incubo circolare. Ecco, essere tifosi della Ternana Calcio somiglia terribilmente a quella condizione. Ogni anno lo stesso copione: promesse, illusioni, proclami e poi il susseguirsi di problemi e preoccupazioni.

C’è qualcosa di profondamente stucchevole (e per certi versi offensivo) nell’eterna instabilità che ammanta la Ternana Calcio. Non si tratta più di parlare di una gestione societaria confusa, incoerente e miseramente improvvisata. Non si tratta più di semplici difficoltà gestionali o di cicliche contingenze sfavorevoli. No, siamo ormai oltre: la Ternana è ostaggio di una farsa dirigenziale che si rinnova con inquietante puntualità stagione dopo stagione, infliggendo continuamente ferite aperte ai tifosi rossoverdi trattati come un orpello folcloristico o come spettatori di una tragicommedia scritta male, ma ripetuta all’infinito.

Ogni estate a Terni si assiste al consueto teatrino societario. Presidenze che si affacciano con proclami altisonanti, vaghi progetti di rilancio e promesse di solidità economica. Poi, puntualmente, l’ineluttabile discesa nel caos: bilanci traballanti, strategie confuse, conferenze stampa grottesche e, immancabilmente, il sospetto che la nave venga affidata a chi ignora le basi stesse della navigazione calcistica.

La credibilità è merce rara, e la Ternana la sta dilapidando a ritmi preoccupanti. Comunicazioni societarie farraginose, spesso più simili a giustificazioni posticce che non a linee guida. Un copione già visto: il palco digitale conta più di una conferenza stampa e il post su Instagram vale più di un’intervista. Manca solo la diretta su twitch e l’iscrizione in kings league delle Fere. Insomma boomerang in dressing room e post motivazionali; poi, alla prova dei fatti, mancano i numeri, manca la concretezza, manca quasi tutto.

Se è vero, come cantava Fabrizio De André, che “dal letame nascono i fiori”, allora Terni può ancora sperare. Ma prima di ogni rinascita, serve la verità. Serve restituire dignità alla maglia rossoverde!

E soprattutto, serve rispetto. Per la città, per la sua storia, per la sua gente. O l’oblio non sarà una sventura, ma una scelta.

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