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EDITORIALE

La metamorfosi della Ternana: mente libera, rosa profonda e il peso dei numeri tra Barilari e Lisuzzo

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Enrico Barilari ha dato la svolta alla mentalità della Ternana

I numeri nel calcio non spiegano tutto. Ma quasi. E quando sono così netti, smettono di essere semplici statistiche per diventare sentenze. Cinque vittorie consecutive tra campionato e Coppa Italia. Tredici gol fatti, tre soli subiti. Nove risultati utili di fila se allarghiamo lo sguardo fino a settembre. 

La Ternana non vince più per inerzia: adesso domina, aspetta, colpisce. Ha cambiato pelle e, soprattutto, ha cambiato testa.

A Terni, fino a un mese fa, tirava un’aria pesante. Di quelle che tolgono il respiro. Scetticismo diffuso, musi lunghi al bar, processi sommari sui social e quella fastidiosa sensazione di un cantiere perennemente incompiuto. Il popolo rossoverde, ferito e diffidente, faticava a fidarsi. Borbottava. Criticava.

Oggi l’aria è cambiata. Anzi, si è ribaltata. Dalla contestazione strisciante all’esaltazione pura. Da un ambiente depresso a una piazza infiammata, tornata a respirare l’odore della vittoria. Perché quando la palla comincia a rotolare dentro la porta avversaria con questa regolarità, le opinioni lasciano il posto alla realtà. E la realtà dice una cosa sola: la Ternana ha cambiato marcia, ha spazzato via le scorie e ha trovato una dimensione da corazzata.

Non è un caso fortuito. Non è una fiammata passeggera. C’è un filo logico, tecnico ed emotivo che unisce le ultime settimane. Un lavoro silenzioso che sta pagando dividendi altissimi.

Numeri Ternana: statistiche e rendimento tra la gestione Lisuzzo e il filotto di Barilari

Mettiamo da parte le impressioni. Andiamo alla cassa, dove si contano i numeri. Perché i numeri nel calcio dicono quasi sempre la verità. Prendete carta e penna.

La serie utile complessiva racconta una squadra che non perde da nove partite. Era il 20 settembre 2026 quando i rossoverdi battevano il Tau Altopascio con un rotondo 3-0. Da quel pomeriggio: 9 partite, 7 vittorie, 2 pareggi, 0 sconfitte.

I dettagli del quadro generale fanno impressione: 22 gol realizzati complessivi, con una media realizzativa di 2,44 reti a gara. 5 gol subiti, pari a una media di appena 0,56 a partita. In campionato (Serie D, girone E): 5 vittorie e 2 pareggi, con 15 gol fatti e 4 subiti. In Coppa Italia Serie D: 2 vittorie su 2, con 7 gol fatti e 2 subiti.

La cesura temporale, però, è netta. C’è un prima e c’è un dopo.

Nelle ultime quattro uscite di Andrea Lisuzzo, la squadra viaggiava a corrente alternata: due vittorie casalinghe autoritarie (4-1 al Montevarchi e il citato 3-0 al Tau) e due pareggi esterni frenati (0-0 a Scandicci e 2-2 a Lucca contro la Lucchese). Il bilancio dell’ex tecnico nel poker finale di gare parlava di 2 vittorie, 2 pareggi, 9 gol fatti, 3 subiti e 2 clean sheet.

Numeri più che dignitosi, intendiamoci. Ma mancava l’anima. La squadra trasmetteva ansia, giocava col timore dell’errore, sembrava bloccata dentro la sua stessa pressione. Forse a Lisuzzo non è riuscito il tocco magico dell’alchimista. Forse il feeling non è scattato come il tecnico palermitano avrebbe meritato per impegno, studio e forza di volontà.

Poi è arrivato Enrico Barilari. E il cambio di passo è stato impressionante. Cinque partite. Cinque vittorie. Cento per cento di successi. Qualcosa deve essere scattato nella testa dei giocatori. Ma anche il tecnico ci ha certamente messo del suo per liberare alcune energie sopite e generare un’armonia diffusa.

Il totale statistico fa spavento: 13 gol fatti (media di 2,6 a gara) e 3 subiti (media di 0,6 a partita). In campionato fanno 3 vittorie su 3 con 8 gol realizzati e uno solo al passivo; in Coppa 2 vittorie con 7 centri e 2 incassati. La retroguardia è diventata un muro: 2 clean sheet (il blitz a Budrio contro il Progresso e il 3-0 odierno al Seravezza) e in quattro occasioni su cinque gli avversari non sono mai andati oltre la singola marcatura.

La testa sgombra, il 3-5-2 e la lezione del Seravezza

Cosa ha fatto Barilari? Ha toccato i tasti giusti. Ha fatto lo psicologo prima ancora che il tattico. Ha rimosso quei blocchi mentali che ingolfavano il motore della squadra. Ha ripulito la testa dei giocatori da paure e rimpianti.

Guardate il match di oggi contro il Seravezza Pozzi. Un mese fa la Ternana l’avrebbe sofferto fino magari a rischiare di perderlo. I primi quaranticinque minuti sono stati complicati. Difficoltà evidente a fare gioco. Il Seravezza accorciava, mordeva le caviglie, impediva alla manovra di decollare e toglieva respiro in mezzo al campo.

In un altro momento sarebbe scattato l’affanno mentale. Sarebbe subentrata l’ansia. La squadra avrebbe sentito il peso della responsabilità di dover vincere e non avrebbe avuto la serenità di attendere il momento giusto per colpire.

E invece niente. Zero isterismi. La Ternana non è andata in affanno, non si è allungata, non si è disunita. Ha saputo soffrire. Ha accettato la battaglia con una matura lucidità, ha fatto sfogare gli avversari e, al momento opportuno, ha calato la mannaia. I gol di De Marino, Meola e Scappini sono la fotografia esatta di una squadra adulta.

Il 3-5-2 ha regalato equilibrio e certezze. Tre centrali bravi a difendere alti, a spezzare la linea se c’è da andare ad aggredire la mezzala avversaria, che non concedono varchi. Quinti che dominano la fascia e garantiscono superiorità, ma che sono anche ordinati e tatticamente accorti in fase difensiva. Infine una mediana più densa che fa da frangiflutti, ma che crea anche gioco. Quantità e qualità. E adesso a dare soluzioni in mezzo c’è anche Bruti che può ricprore più ruoli e che dà certezze nelle quote Under.

I numeri difensivi lo confermano senza appello: appena un gol subito nelle ultime tre partite ufficiali tra Seravezza, Prato e Progresso. La compattezza dietro non ha tarpato le ali alla fase offensiva: quando ripartono, i rossoverdi fanno male. Sempre.

Fuori Falletti e Saber: la cooperativa del gol esalta la rosa di Mammarella

C’è un dettaglio che trasforma questo filotto in qualcosa di superiore. Una squadra normale, privata contemporaneamente di due calibri pesanti come Cesar Falletti e Saber Hraiech, avrebbe potuto aggrapparsi agli alibi e concedersi qualche rimpianto. In Serie D elementi del genere fanno categoria a sé, spostano gli equilibri da soli.

La Ternana ha perso entrambi per infortunio e non ha battuto ciglio. Non si è vista la minima flessione. Il merito? Di un rinnovato spirito competitivo all’interno di un gruppo che ha capito che si possono scalare le gerarchie e far cambiare idea all’allenatore.

E poi va ricordato anche il lavoro fatto in estate, tra mille difficoltà, dal DS Carlo Mammarella.

Dopo l’andamento lento delle prime gare, il direttore sportivo era finito nel mirino della critica facile. Troppe scommesse, dicevano. Scelte azzardate, borbottava qualcuno. Poco credito da parte della piazza. Oggi i fatti – e non le chiacchiere da bar – gli stanno dando ragione su quasi tutta la linea. Mammarella non ha semplicemente comprato figurine: ha costruito un organico profondo, versatile, pieno zeppo di jolly intercambiabili. Giocatori che avevano solo bisogno di trovare la miglior condizione atletica, di avere fiducia e certezze e che adesso stanno sprigionando un potenziale enorme.

Basta guardare ha chi ha marcato il cartellino. Nelle ultime cinque gare sono andati a segno ben nove calciatori diversi. Scappini (considerato riserva di lusso e capocannoniere di questa fase con 4 gol), Barbini con 2 reti (giocatore che sembrava uscito dai radar ma che si è ritagliato spazio a suon di prestazioni convincenti), De Marino, Meola, Ndongue, Pettinari, Liurni, Curzi e Marino, con un centro ciascuno.

Questa non è una squadra dipendente da un singolo solista. È una macchina da guerra corale. Chi entra dalla panchina mantiene invariata l’intensità e la qualità tecnica.

Dal coro sul pullman di Prato al ballo di Meola: il segreto è lo spogliatoio

La tattica conta. La preparazione atletica pure. Ma senza empatia e chimica di gruppo non si va da nessuna parte.

Il termometro dell’ambiente rossoverde non si misura solo con la classifica, ma con le facce dei ragazzi. Il video pubblicato sul profilo Instagram ufficiale della società nel viaggio di ritorno da Prato è emblematico: l’intero pullman a cantare a squarciagola, cori da stadio, sorrisi autentici, compattezza vera.

E la replica è andata in scena pochi minuti fa al Liberati, dopo il 3-0 al Seravezza: Kevin Meola al centro dello spogliatoio a intonare un brano neomelodico, circondato dai compagni che battevano le mani a ritmo tra risate ed entusiasmo incontenibile.

Scene di una squadra viva. Libera. Felice di giocare insieme. Il calcio, in fondo, è una cosa semplice: se hai la mente leggera le gambe vanno il doppio. La Ternana ha smesso di guardarsi indietro con l’ansia di sbagliare: adesso corre, diverte e fa paura a tutti.

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